2006/5/10
Tanto per cominciare, è buona regola, a mio giudizio, leggere le poesie ad alta voce, o comunque articolarne il suono, anche bisbigliando se l'ambiente lo impone. Questo semplice esercizio mostra i difetti più grossolani di molte poesie, ovvero le cacofonie involontarie (insomma, quando la poesia "suona male") e il taglio casuale dei versi; e proprio dei versi vorrei occuparmi oggi.
È percezione comune che la poesia sia fatta di righe di testo ragionevolmente brevi, che vadano a capo volontariamente e non perché abbiano raggiunto il margine del foglio; introducendo la sua prima raccolta di poesie, Erri De Luca afferma: "Non li ho raggiunti, i versi. Qui ci sono linee che vanno troppo spesso a capo." (da Opera sull'Acqua, di Erri De Luca, Giulio Einaudi Editore). Quindi "l'andata a capo" particolare è un elemento specifico della poesia (con l'eccezione della prosa poetica, per esempio La Notte, di Dino Campana, nella raccolta Canti Orfici).
Ma come si va a capo? E perché?
In fin dei conti, il problema si pone solo per le poesie a verso libero: se si scrive in endecasillabi, ogni undici sillabe si va a capo (a parte eccezioni specifiche). Naturalmente la questione non è così semplice: la natura del verso influenza l'articolazione del discorso, le frasi si plasmano intorno ai punti fermi del verso; o almeno così dovrebbe essere.
Per rendere l'idea credo che non ci sia niente di meglio di un ottimo esempio: quella che segue è la prima strofa di una poesia di Pavese, dalla raccolta Verrà la morte e avrà i tuoi occhi; leggetela ad alta voce, cercando di seguire il ritmo dei versi, facendo caso alla tensione creata dai versi irregolari (il terzo, il quinto e il sesto).
Sei la vita e la morte.
Sei venuta di Marzo
sulla terra nuda -
il tuo brivido dura.
Sangue di primavera
- anemone o nube -
il tuo passo leggero
ha violato la terra.
Ricomincia il dolore.
(da You, wind of March, di Cesare Pavese, in Le Poesie edito da Einaudi)
Si vede anche come il verso detti la forma alle frasi, che o rientrano in un singolo verso ("sei la vita e la morte" o "il tuo brivido dura") o si ripartiscono logicamente su due versi o più versi ("sei venuta di Marzo" e nel verso successivo il complemento di luogo "sulla terra nuda").
Non mi pare il caso di dilungarmi più di tanto (anche per incapacità tecnica ^__^;), ma la prossima volta che incontrate una poesia leggetela con la lingua, non solo con gli occhi; potrebbe essere un dono gradito anche per chi si trovi, più o meno casualmente, accanto a voi.
Buone letture.